progetto GRAZIA volley (PGV)

il gioco della pallavolo

Scopo del gioco è la conquista di un determinato numero di punti al fine di arrivare alla vittoria nei singoli set e nella partita. I punti si ottengono se si riesce a far cadere la palla nel campo avversario o se l’avversario commette un errore. L’insieme delle singole azioni, al termine delle quali si assegna un punto, è definito “scambio”

Io credo molto in questi sport e penso che sia difficile essere una squadra in un volley come quello a cui siamo abituati, ma prima di essere allenatore io sono un giocatore, e ho sempre pensato che la SQUADRA sia come una famiglia. Spero, vivamente, che, qui a LONATO, ciò possa realizzarsi in quanto la mia passione è nata proprio da qui.

SCAMBIO

L’importanza della riuscita del progetto proposto risiede, come potete notare, nello stesso gioco di squadra che noi insegniamo. È importante capire ed essere consapevoli che lo “scambio” è il mezzo col quale possiamo crescere e col quale possiamo educare le nostre atlete.

Non dobbiamo dimenticare in primo luogo non siamo allenatori ma educatori e che quindi dobbiamo “EDUCERE” “TIRARE FUORI IL MEGLIO DI” da noi, dalla società e dalle nostre atlete.

all’interno della palestra, della squadra e della singola atleta.
LINGUAGGIO

L’importanza di un linguaggio comune ci aiuterà ad avere atlete attente e pronte ad ogni tipo di cambiamento e soprattutto le porterà ad essere presenti in palestra ogni volta che lo vorranno.

Durante il periodo estivo, insieme, analizzeremo le linee guida, gli obiettivi, i termini da utilizzare dal minivolley alla prima squadra.

Non dimentichiamo mai che il linguaggio è la prima forma di insegnamento e quindi lo strumento migliore a cui dobbiamo attingere, per rendere veloce e comprensibile l’allenamento
ONESTÀ E UMILTÀ

Onestà intesa come capacità di non aver paura di parlare con lo staff e con la società.

Umiltà nel capire che ci sono dei ruoli e che vanno rispettati, ma soprattutto che siamo qui tutti per imparare e per crescere, compreso io. Il Lonato Volley ci permette di creare un progetto con delle linee guida in cui crede e in cui ha deciso di investire, a noi spetta il compito di cucirlo e renderlo un abito di stile
RUOLO DELL’ALLENATORE

La prima domanda che mi sono fatto quando ho deciso di scegliere una strada diversa è stata: “perché alleno?” In un primo memento pensavo che fosse solo perché mi piaceva la pallavolo, poi, invece, è diventata più la voglia e la sete di vincere; ora invece è la voglia di creare qualcosa, di portare una mentalità nei giovani e nello sport, il desiderio di cambiare aria a Brescia, per dimostrare che possiamo fare una pallavolo diversa. Quindi mi sono ispirato alle linee guida della federazione che all’allenatore attribuisce tre compiti fondamentali:

PROGETTAZIONE

Progettazione del sistema di allenamento. Il processo di allenamento è sistematico, ossia legato a procedimenti sintetizzabili e schematizzabili. Esso necessita di alcuni presupposti:

Conoscenza della disciplina sportiva. In tal senso non si intende proporre una conoscenza teorica, ma una conoscenza identificata sulla prassi diffusa ed efficace dell’allenamento caratteristico dei massimi livelli di qualificazione.

Conoscenza dei principi essenziali della teoria dell’allenamento sportivo. In tal senso si intende proporre una lettura essenziale dei principi maggiormente incidenti sulla comprensione e sulla quantificazione dei protocolli di intervento predefiniti,

Conoscenza delle strategie di base nell’allenamento del giovane atleta/giocatore adulto. In tal senso si intende proporre una conoscenza delle caratteristiche motorie (motricità di base e la rispettiva strutturazione nello sviluppo della persona) e comportamentali (dinamiche motivazionali verso la pratica sportiva) delle fasce di età e di qualificazione che interagiscono nel sistema.

REALIZZAZIONE

Realizzazione del programma di allenamento. Nella stesura del programma di allenamento sarà necessario disporre di protocolli di lavoro che dovranno essere correlati a specifici obiettivi identificati nel programma generale ipotizzato a lungo termine:

Conoscenza di protocolli operativi ed esercitazioni adeguate. Inter senso è ipotizzabile l’identificazione, la classificazione e la conoscenza dei criteri classificanti di esercizi (esercizio analitico, sintetico e globale; esercizio generale, specifico e di gara) E di come utilizzare le suddette forme nella struttura della seduta di allenamento o dell’unità didattica.

Conoscenza dei meccanismi di risposta alle forme generali di esercizio proposte, descritti attraverso l’osservazione delle modificazioni del comportamento tecnico-tattico. In tal senso l’identificazione della corrispondenza tra le forme di esercizio indicate e le risposte in termini di apprendimento e/o sviluppo prestativo sia individuale che di squadra rappresentano un presupposto determinante per il raggiungimento di un’adeguata autonomia metodologica da parte dell’allenatore.

Conoscenza dei significati metodologici attribuibili a strategie di allenamento individuali e di squadra. In tal senso l’allenamento individuale rispetto all’allenamento di squadra presenta necessariamente delle caratteristiche incidenti sull’efficacia del sistema.

CONTROLLO E MONITORAGGIO

Controllo e monitoraggio all’efficacia del sistema di allenamento. La misura e la valutazione di quanto fatto è una tappa fondamentale dello sviluppo di competenza perché l’allenatore, attraverso il confronto tra obiettivi proposti e obiettivi raggiunti, costruisce tutta una serie di esperienze che sono il presupposto della sintesi metodologica necessaria a qualificare le proprie competenze:

Conoscenza del modello prestativo e delle caratteristiche dei vari livelli di competizione. In tal senso il modello prestativo costituisce la fonte primaria di obiettivi da perseguire. Tuttavia, per quanto riguarda i giochi sportivi di squadra, l’interpretazione del suddetto concetto, per come è stato approfondito nel panorama culturale sportivo, diventa estremamente complessa per cui la prassi dell’allenamento suggerisce di identificare precisi criteri di lettura, facendo riferimento alle componenti della prestazione, attuando così una strategia fondamentale per evitare confusione e dispersione di risorse.

Conoscenza di strategie di raccolta dati ed interpretazione delle indicazioni che questi forniscono. In tal senso la qualità dei dati (semplicità, essenzialità e attinenza) condiziona l’interpretazione metodologica.

Identificazione delle esercitazioni e di protocolli rispondenti alle esigenze emerse. In che senso si concretizza la capacità di selezionare le opportune proposte di lavoro in palestra.
Quindi il nostro compito non sarà quello di copiare e basta, ma di capire e di fare nostro il modo di allenare e di entrare in palestra con il primo obiettivo: CREARE ATLETE. Se capiamo questo sono certo che il nostro lavoro in palestra sarà positivo e costruttivo. Non dobbiamo mai dimenticare che indossiamo come allenatori la divisa di una società e che non per questo dobbiamo sempre dire di si, confrontarci con la società aiuta a crescere e porta a scontri che devono essere interpretati come mezzo per lo stesso obiettivo: CREARE ATLETE. Sono convinto che solo se abbiamo questo obiettivo possiamo arrivare a giocare a pallavolo.

RUOLO DELLA SOCIETÀ, GENITORI E ATLETE

Distinguere i ruoli è necessario quindi a mio parere e nella mia progettazione distinguo:

SOCIETÀ

È l’ossatura portante della squadra, deve avere chiaro gli obiettivi e condividerli con lo staff tecnico. Non ha il compito di creare pettegolezzo o false illusioni. Deve avere il compito di essere sempre chiara e dalla parte del GIUSTO. Non deve, necessariamente difendere qualcuno (atleta, genitore, dirigente, etc..) e nemmeno deve essere disposta a scendere a compromessi se il suo obiettivo è chiaro e ben programmato. È la società che struttura i ruoli, le competenze e che prende le decisioni. Noi allenatori dobbiamo discuterle ma mai portare in palestra messaggi diversi da quelli che la NOSTRA società ci ha chiesto, sarebbe il primo errore che commettiamo. La società deve metterci nelle condizioni di essere solo allenatori, ma per farlo dobbiamo rispettarla e crescere con lei in questa programmazione.
GENITORI

Non sono allenatori e noi non siamo i genitori dei loro figli. Dobbiamo insegnargli a stare al loro posto. Possono venire a parlare, discutere e anche a vedere l’allenamento ma non DEVONO mai permettersi di giudicarci o di pensare di sostituirci, noi non lo facciamo al loro posto non vedo perché debba essere il contrario. Impariamo a non parlare con loro delle decisioni della società, a criticare con loro le scelte della nostra squadra di allenatori, impariamo solo ad ascoltarli in silenzio e a non lasciare mai trasparire un nostro commento perché sarà sempre visto con gli occhi di un genitore che ha un figlio campione. Con loro faremo almeno tre riunioni all’anno per spiegare obiettivi, decisioni e per ricordargli che noi non siamo le bambinaie, ma gli allenatori e che per tanto la linea di separazione è ben chiara. Con ciò non voglio dire che dobbiamo chiudere le porte, anzi dobbiamo collaborare perché entrambi volgiamo io meglio per la stessa persona: ATLETA/FIGLIA.
ATLETE

Sono sicuramente il motore della nostra attività, ma non per questo devono essere trattate da star. Devono imparare che entrano in palestra per imparare e che noi dobbiamo educarle allo sport della Pallavolo. Quindi tutte sono utili ma nessuna è indispensabile. Non dimentichiamo di condividere con loro gli obiettivi, insegnargli ad essere critiche nel gesto tecnico ma umili in quello tattico; ricordiamogli sempre che fanno uno sport di squadra e che tutte, dalle titolari alle riserve sono importanti per il nostro obiettivo: CREARE ATLETE. Impariamo a non discutere con loro delle scelte della Società ma cerchiamo di abituarle all’onestà sportiva ed all’intelligenza tattica. Devono imparare a stare a delle regole e nel progetto proposto e devono capire che indossare la divisa di una società comporta diritti ma anche doveri.

PROGRAMMAZIONE

La programmazione sarà triennale e vedrà la mia persona come coordinatore tecnico il primo anno per poi entrare piano paino come allenatore. Lavoreremo dal minivolley alla prima squadra e individuerò due punti di riferimento per le seguenti fasce:

Dal minivolley all’under 14

Dall’under 16 alla prima squadra

Queste due figure saranno scelte nello STAFF che deciderà la società e che discuterà con me. Le due figure alleneranno e saranno a diretto contatto con me e con il lavoro e gli obiettivi proposti.

A tutto lo staff sarà chiesto l’impegno di partecipare una volta al mese alle riunioni tecniche e di confronto. Le riunioni verranno decise e consegnate nel momento in cui ci sarà lo staff definitivo. Il calendario delle riunioni sarà consegnato alla società che saprà quindi per tempo di non mettere impegni allo staff stesso.

In palestra dobbiamo sempre arrivare puntuali e possibilmente sempre vestiti con il materiale della società (sono certo che provvederà a fornirci il materiale necessario).

Per la prossima stagione cercheremo di lavorare in palestra con almeno tre allenatori, questo permetterà di seguire meglio le ragazze e di portare maggior qualità di gioco. A tutte le categorie (eccetto il minivolley) chiederemo almeno tre allenamenti e due campionati (minimo).

MINIVOLLEY (5 – 8/9 ANNI) capacità coordinative con l’introduzione del linguaggio tecnico e tanto gioco.

Bagher: spostamento laterale (passo accostato) con attenzione alla posizione dei piedi, introdurre la ZONA PIATTA e la corretta posizione delle mani.

Palleggio: apertura delle mani (a forma di palla); controllo dei pollici e capacità del polso (come un trampolino da piscina)

Attacco: Frusta, tallone e punta e oscillazione

Muro: mani aperte (pollice-mignolo) e parentesi

Battuta: da sotto con pugno e non con mano aperta.

UNDER 12/13/14 (9-13 ANNI)

Bagher: frontale più arresto e spinta con il peso del corpo in avanti; più introduzione del bagher laterale e il raggiungere la ricezione a piedi pari

Palleggio: piedi, mani, polsi e angolo aperto e chiuso, palleggio avanti e dietro —– solo palla alta

Attacco: apertura spalla, rincorsa (corto, lungo e veloce come un treno), colpo d’attacco alto in diagonale e alto in lungo linea. L’oscillazione deve partire dai pantaloncini

Muro: spostamenti da rete, mani e tempo di salto e specializzazione del centrale verso la 14

Battuta: da sotto con pugno e non con mano aperta. Più battuta a dall’alto con Float con obbligo di direzione

UNDER 16-18 (14-18 ANNI)

Bagher: di ricezione, di difesa, di alzata

Palleggio: palla spinta, Fast ed incroci

Attacco: Mani Fuori, Mani alte sul muro e attacco su palla spinta Intra ed extra rotazione

Muro: completare ogni aspetto

Battuta: Battuta di potenza e consolidamento degli anni passati.

n.b. che in base al gruppo e alle risposte le atlete possono proseguire un percorso più accelerato.

LE ATLETE SONO DELLA SOCIETÀ E NON NOSTRE E DESIDERO CHE TUTTE POSSANO ANDARE AD EFFETTUARE ALLENAMENTO CON CHIUNQUE POICHÉ TUTTI PARLEREMO LA STESSA LINGUA.

Daremo ai genitori e alle atlete regole e dettagli sul comportamento da tenere:

Doccia obbligatoria sempre, perché è uno sport di squadra e lo spogliatoio è il primo momento di aggregazione

Le atlete vanno ritirate in palestra

Allenamento inizia alle 20.00 in palestra cambiate non che arrivano alle 20.00

Noi proponiamo tante partite ma se non ci sono almeno 2 refertiste, 2 arbitri e 2 dirigenti per squadra non procederemo alle iscrizioni ai campionati, poiché la quota prevede l’allenamento non il campionato, quindi loro sono responsabili di questo

Etc.
RICORDO A TUTTI CHE IO CREDO NELLA TECNICA E NELLA PALLAVOLO DI ALTO LIVELLO QUINDI NON MI ACCONTENTO DEL “NON RIESCO” MA SOLO DEL “CI HO PROVATO”