Serate d’estate

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Quanti bei ricordi chiusi nella mia mente, pensando alle estati correndo in bicicletta e stando tutti in compagnia a giocare, nella spensieratezza della nostra adolescenza e nella nostra instancabile curiosità del mondo adulto. È bello pensare che anche oggi, a 43 anni, questi ricordi possano scaldare il tuo cuore e riempire di entusiasmo la mia semplice voglia di vivere. mi ha stupito stasera essere seduto al tavolo e rivivere questa adolescenza ancora viva nel sorriso dei conviviali, nelle semplice voglia di raccontare e dimenticare per qualche ore la tecnologia, la frenesia della giornata e l’immensa solitudine che sembra circondare il mio IO. Amo molto pensare che il tempo si possa fermare e che possa ritornare per qualche frangente. Mi piace vedere che la semplicità delle persone che amo e che mi circonda è sempre lì, davanti a quell’aperitivo tanto fashion ma cosi unico da racchiudere la nostra amicizia. Quell’aperitivo capace di essere la miglior sera d’estate che puoi vivere. E nei miei ricordi riecheggiano due poesie:

EMILY DICKINSON – Sarà estate

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato

HERMANN HESSE – Estate

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.

…….

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